Un paio di anni fa, in piena esplosione di Industria 4.0, diverse fonti accreditate, dal World Economic Forum alla società McKinsey, stimavano che la maggior parte delle economie mondiali avrebbe avuto a che fare con un’importante trasformazione, che avrebbe interessato oltre la metà dei profili professionali noti, a causa dell’inevitabile impatto delle nuove tecnologie.

L’introduzione massiccia della robotica, dell’intelligenza artificiale e dell’Internet of Things sta riconfigurando radicalmente il mondo della produzione. Servono nuove competenze e, parallelamente, si creeranno nuove professioni. E così mondo della scuola, da una parte, e imprese, dall’altra, sono chiamati a dedicare risorse ed energie nella formazione delle competenze 4.0. Una missione non facile, ma necessaria per mantenere il Paese competitivo sui mercati internazionali.

Per questo, anche sul fronte istituzionale, già lo scorso anno, con il pacchetto Impresa 4.0 sono state destinate risorse per lo sviluppo delle attività formative tra il 2018 e il 2020. Con queste iniziative, uno degli obiettivi è raddoppiare entro il 2020 il numero di studenti degli Its, gli Istituti Tecnici Superiori che formano i “supertecnici” da impiegare nel digital manufacturing.

Ancora recentemente, Confindustria ha segnalato in un report che, nei prossimi anni, ci saranno 250mila posti di lavoro non coperti per mancanza di competenze adeguate.

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