Le radici del paradigma Industria 4.0 affondano nel contesto manifatturiero ed ancor di più nei reparti produttivi delle aziende, in cui l’avvento di nuove tecnologie digitali, prometteva una significativa crescita sia dell’efficienza, sia dell’efficacia dei processi. Da quel momento, all’incirca il 2012, il concetto si è evoluto e si è ampliato, secondo diverse direttrici. Approfondiamo la storia del paradigma 4.0 per comprendere meglio lo scenario attuale, grazie anche al report del Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia che individua benefici e problemi.

I tre stadi di evoluzione di Industria 4.0

Una prima (radicale) trasformazione è avvenuta nel momento in cui il concetto di Industria 4.0 ha smesso di essere considerato una mera evoluzione tecnologica, inglobando e mettendo al centro del proprio paradigma altre componenti, quali: le persone, con le loro attitudini e competenze, le strutture organizzative aziendali, i processi.

Una successiva evoluzione del paradigma si è concretizzata nel momento in cui il modello 4.0 si è espanso sino ad inglobare altre aree aziendali, quelle non direttamente produttive, come ad esempio gli uffici tecnici, la ricerca e sviluppo, ma anche le vendite, il marketing, gli acquisti, la logistica e via dicendo. In questo senso si parla quindi di “Impresa 4.0”, non più e non solo di “Industria”.

Infine, il terzo step di evoluzione, forse il più complesso, si realizza quando il modello 4.0 fuoriesce dal perimetro delle singole aziende, fino a coinvolgere gli altri nodi della supply chain. È in questo momento che “Impresa” diventa “Filiera” o, meglio ancora, “Value chain 4.0.

Ma quali sono le ragioni di questa ulteriore direttrice di evoluzione del paradigma 4.0? In primis, a tutti i livelli delle filiere logistico-produttive, i clienti sono sempre più inclini a prendere parte attivamente alla progettazione e/o realizzazione dei prodotti. In parallelo, la natura stessa dei prodotti sta mutando: essi sono sempre più connessi, intelligenti e reattivi, capaci di ricevere, elaborare e trasmettere dati. Si sta assistendo alla ridefinizione dei fattori che determinano il cosiddetto “valore del prodotto”.

Infine, la connettività ha stimolato nuove forme di collaborazione lungo le filiere; basti pensare ai filoni di open innovation (innovazione aperta), distributed manufacturing (manifattura distribuita), platform economy. In questo scenario diventa sempre più complesso determinare chi sia l’attore che fruirà dei benefici derivanti dall’utilizzo di questi dati, in quanto essi potranno essere impiegati a supporto delle decisioni in diversi ambiti e a diversi stadi delle catene logistico-produttive. I concetti stessi di produzione, fornitura e consegna diventeranno sempre più sfocati, in quanto la molteplicità di attori connessi e prodotti intelligenti porterà sempre di più verso il co-design, la co-produzione e la co-manutenzione.

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