Il tema dell’innovazione è diventato sempre più pressante e attuale, declinato in molteplici sfaccettature e riferito ai contesti più vari:  ma siamo sicuri di essere pronti ad innovare? Cosa caratterizza un innovatore? E soprattutto: siamo a nostro agio nel cavalcare l’onda di questi cambiamenti frenetici che da una parte migliorano la nostra vita ma che, dall’altra, rendono sempre più labili e variabili i punti di riferimento, le abitudini e le consuetudini di una volta?

All’interno del termine “innovazione” si racchiude un mondo di attitudini, significati e cambi di mentalità e paradigmi ma in molti settori si continua a registrare una forte resistenza al cambiamento, il continuo riferimento al passato, quasi in un nostalgico “prima era meglio” che disconosce il progresso e l’accelerazione delle innovazioni tecnologiche che ci stanno proiettando verso un futuro i cui contorni sono ancora indefiniti ma che, per quanto mi riguarda, suscita un’eccitata curiosità per quello che potrà comportare in termini di miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti del pianeta, di maggiore consapevolezza di sé, dell’importanza di una costruttiva connessione con gli altri grazie anche alla diffusione delle ultime ricerche delle neuroscienze che consentono a sempre più persone di accedere a informazioni una volta appannaggio di pochi.

Per non disorientarsi e per massimizzare il potenziale di quello che verrà, sarà infatti ancora più importante lavorare sulle proprie sicurezze interiori, allenare la resilienza e la libertà intesa come capacità di perseguire i propri valori senza essere condizionati dalle opinioni esterne.

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