La nuova frontiera dell’additive manufacturing sarà la produzione industriale. Dopo essersi posizionata sulle fasi prototipali dello sviluppo dei prodotti in settori come aerospace, automotive e bio-medicale, oggi si può ben sperare in future applicazioni più massive grazie all’innovazione tecnologica delle macchine, dei materiali e dei processi, che dovrebbero abbassare i costi di produzione e aumentare la produttività. La stampa 3D interviene infatti, per ora, anche su piccole e alcune grandi produzioni solo a valore aggiunto, dove i costi più alti sono compensati dalle maggiori funzionalità.

Tra tutte le tecnologie abilitanti l’industria 4.0, infatti, al momento l’additive rappresenta il mercato più piccolo, sui 70 milioni di euro rispetto ai 3,2 miliardi di euro del totale, dove a farla da padrona è l’ioT (Internet of things) con 1,9 miliardi di euro, seguita dall’industrial analytics (530 milioni di euro) e l’advanced automation (160 milioni di euro). Neppure negli investimenti a breve (2 anni) la stampa 3D risulta tra le priorità delle grandi imprese e delle pmi, mentre si posiziona più in alto, circa a metà classifica, in una visione a medio termine (3-5 anni). Il percorso non sarà immediato per portare a una capacità più estesa questo rivoluzionario modo di stampare in chiave 4.0, che “aggiunge” materiali plastici e metallici, anziché togliere come nel sistema tradizionale degli stampi, ma le prospettive sembrano buone grazie alla rapida evoluzione tecnologica.

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