La tecnologia trasforma, distrugge e crea attività e funzioni, portando a profondi cambiamenti nel mercato del lavoro. In questo scenario, in forte e veloce evoluzione anche per l’avvento di robotica e intelligenza artificiale, la strategia vincente è data da un mix tra competenze digitali e competenze non cognitive. Mentre, guardando all’orizzonte europeo, il panorama del lavoro e delle nuove skills si sta evolvendo in modo diverso all’interno dell’Ue, allargando il divario tra le regioni più ricche e dinamiche e quelle più arretrate e in difficoltà.

Sono alcune delle tendenze che emergono dal rapporto The changing nature of work and skills in the digital age, realizzato dall’Eu Science Hub e dal Joint Research Centre (Jrc), i centri di ricerca scientifica della Commissione europea. E su un punto l’analisi dell’Ue è definitiva: “le competenze non cognitive sono, e saranno sempre di più, fondamentali nel nuovo mondo dell’era digitale”.

Ma cosa sono le competenze e capacità non cognitive? Sono definite in diversi modi: soft skills, tratti della personalità, caratteriali, abilità umane, alfabetizzazione umana, abilità del 21esimo secolo, abilità di vita, competenze chiave o abilità sociali ed emotive.

Queste competenze non cognitive comprendono tra l’altro: apertura mentale, apertura all’apprendimento e al cambiamento, flessibilità, curiosità, innovazione, creatività, imprenditorialità, resilienza, pianificazione. Ma anche responsabilità, perseveranza, lavoro di squadra, comunicazione, iniziativa, socialità, empatia, collaborazione, controllo emotivo e positività.

In futuro, per la maggior parte dei posti di lavoro, si prevede che sarà necessario un livello moderato di competenze digitali e forti competenze non cognitive, ad esempio comunicazione e lavoro di squadra. Dato che i processi di produzione basati sulla tecnologia diventano sempre più complessi e interconnessi, ai lavoratori è sempre più richiesto di organizzare questi processi e di coordinarsi tra loro, spesso utilizzando strumenti digitali.

Un altro studio condotto sempre a livello europeo sostiene che, per far fronte a circostanze sconosciute e in evoluzione – che più caratterizzano gli ambienti di lavoro futuri – le varie attività richiederanno che i lavoratori siano dotati di competenze diverse, oltre a quelle tecniche: capacità cognitive e meta-cognitive, come ad esempio, pensiero critico, pensiero creativo, apprendimento.

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