C’è anche l’intelligenza artificiale nel documento, presentato a fine anno da Paola Pisano, Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, “2025, una strategia per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione del Paese”.

Alla luce delle diverse analisi già pubblicate sul piano, vorrei focalizzarmi proprio su quest’area in cui sono pienamente coinvolto professionalmente, evidenziando quelle che secondo me sono novità positive, potenziali problemi o punti deboli e suggerimenti per una strategia vincente.

Parto innanzitutto da quella che secondo me è veramente una rottura rispetto al passato (non solo recente, in generale guardando indietro alla storia politica del Paese). Per la prima volta un Ministero competente presenta una vision sulla digitalizzazione del Paese. Il Ministro e il suo entourage sono consapevoli della rivoluzione tecnologica è in atto e delle opportunità senza precedenti che essa presenta anche per la PA. Essi sono altresì consci che per l’Italia si è arrivati a un punto di non ritorno e non è più possibile rimandare ulteriormente.

Altra novità riguarda la richiesta di collaborazione e coordinamento delle attività impattate (quasi tutte) in carico agli altri ministeri. Questo secondo me rappresenta uno dei punti chiave per questa rivoluzione digitale, perché è fondamentale che gli altri ministeri ne siano parte proattiva, avendo sicuramente la conoscenza per presentare casi d’uso di potenziale applicazione al loro particolare dominio di competenze, sfide e problemi che ovviamente non possono provenire solamente dal Ministero dell’Innovazione. Questa è, secondo la mia opinione, una strategia positiva, che però presenta delle dipendenze che esulano dal controllo del MID stesso. Nello scenario politico italiano attuale, mentre noto con piacere una certa maturità in questa direzione fra i componenti dei partiti dell’attuale maggioranza, non noto lo stesso tra i partiti di opposizione.

La storia politica italiana ci insegna che ad ogni cambio di governo i nuovi insediati hanno tendenzialmente la brutta abitudine di fermare o annullare decisioni prese dal governo precedente, non seguendo una linea logica e pensando solo alla propria visibilità. E visto che ultimamente in Italia il Governo cambia mediamente ogni 6 mesi, questo modus operandi rischia di impattare anche su questa strategia per il 2025. Questo rischio naturalmente si manifesterà anche sotto forma di erogazione e fruizione dei fondi già pianificati per questa iniziativa.

E prima di entrare nello specifico dell’IA, una ultima considerazione circa la data finale, 2025. È questo un lasso di tempo sufficiente per poter perseguire le prime 20 (+1) azioni descritte nel Piano? O è una previsione poco realistica? Guardando alla data finale di questo piano, mi viene in mente solo un classico sketch di Nino Frassica, in cui egli suole domandare l’anno di nascita al malcapitato di turno, chiedendogli poi:”1988? È troppo, facciamo 1972.” E successivamente, guardando la faccia allibita dell’intervistato, chiedere:” Di più o di meno?”. Ritengo sinceramente che impegnarsi con una data, qualunque essa sia, ha senso fino a un certo punto se una strategia non tiene conto sin dall’inizio delle dipendenze in ciascuno dei 20+1 punti che sono totalmente o per la maggior parte fuori dal controllo del Ministero. Tornerò su questo specifico punto della data alla fine dell’articolo, in quanto ulteriori considerazioni meritano di essere fatte solo dopo avere descritto i prossimi punti.

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