L’innovazione è oggi una delle parole chiave per lo sviluppo delle aziende e del sistema Paese su cui tutti si dichiarano d’accordo e favorevoli. Le ultime ricerche mostrano che oltre il 90% degli imprenditori e dei manager ritiene l’innovazione la priorità strategica per la propria impresa. Tuttavia, nella realtà, c’è poi una grande difficoltà a trasformare in atti e attività concrete questo desiderio di innovazione.

Innanzitutto, è bene capire di quale innovazione si sta parlando. Ne esistono almeno tre tipi in funzione del livello di cambiamento che si realizza in azienda e sul mercato.

1) La sustaining innovation è quella tipicamente incrementale, che non cambia gli equilibri dell’arena competitiva e che normalmente si traduce in una riduzione del costo di produzione e/o nell’incremento dei benefici erogati. È questa l’innovazione tipica delle aziende manifatturiere italiane ma che ha sempre meno rilevanza sul mercato.

2) La breakout innovation crea discontinuità all’interno dell’impresa e del settore ma non modifica l’arena competitiva definita. In quest’area rientrano tipicamente le innovazioni riguardanti il profilo d’offerta, basti pensare al passaggio da desktop a notebook nel settore dei PC.

3) La disruptive innovation cambia completamente l’arena competitiva e le logiche alla base dei modelli di business; provoca la scomparsa di intere aree di business soddisfacendo gli stessi bisogni in modo diverso e a costi spesso nulli (o quasi).

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