Da quest’anno, per la prima volta la Cina permetterà ad aziende straniere di esplorare e produrre petrolio e gas nel paese, aprendo il comparto ad aziende diverse dai giganti dell’energia statali.

La tanto attesa apertura accompagna un rimpasto del cosiddetto midstream pipeline business, ma gli esperti dicono che potrebbe non suscitare l’interesse immediato dei big internazionali dell’oil&gas a causa della scarsa qualità complessiva delle infrastrutture cinesi a servizio della produzione di idrocarburi. Tra l’altro, mentre i costi delle major globali si sono ridotti dopo il crollo del barile del 2014; altre nazioni, ricche di risorse quali India e Malesia, hanno già avviato una coraggiosa politica di riforme per attirare gli investitori.

A partire dal prossimo 1° maggio, le aziende straniere registrate in Cina con attivi netti di 300 milioni di yuan (pari a circa 43 milioni di dollari con il cambio attuale) potranno prendere parte all’esplorazione ed alla produzione di petrolio e gas, come confermato nei giorni scorsi durante una conferenza stampa dal Ministero cinese delle Risorse Naturali. L’apertura sarà applicabile anche alle società nazionali private, finora escluse, che soddisfano la stessa condizione.

“La Cina sta accelerando le riforme nel settore a causa delle crescenti preoccupazioni relative alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici. L’obiettivo di tale riforma è quello di rivitalizzare il settore diversificando i partecipanti, compresi gli investitori stranieri e privati.” riferisce Zhu Kunfeng, direttore associato della sede di Pechino di IHS Markit

Attualmente la Cina importa il 70% di tutto il greggio che raffina e quasi la metà del suo consumo di gas naturale, e le major statali sono impegnate in una dura battaglia per il consolidamento delle riserve e l’output estero, proprio alla luce della crescente instabilità politica che sta caratterizzando alcune delle principali regioni di produzione. In precedenza, le compagnie internazionali potevano entrare nel settore solo attraverso joint-venture o altre forme di cooperazione con aziende statali cinesi, come China National Petroleum Company (CNPC) e China Petrochemical Corp (Sinopec).

Le autorizzazioni per l’estrazione di risorse minerarie che verranno assegnate a partire dal prossimo maggio avranno una durata di 5 anni e potranno essere estese per altri 5 anni.

“Le aziende coinvolte che mirano ad espandersi, si vedranno ridotte di un quarto le aree di attività mineraria e di esplorazione, rispetto ai livelli originariamente approvati. Questa nuova regola costringerà le aziende statali, che detengono il controllo della maggior parte dei potenziali giacimenti di petrolio e gas nazionali, a cedere un po’ di terreno. Rispetto alle precedenti misure adottate inerenti l’esplorazione di giacimenti, la nuova regola rende il trasferimento di superficie più efficiente ed obbligatorio” fanno sapere dal ministero.