Le fabbriche, e non solo quelle, avranno sempre più bisogno di esoscheletri. Nel 2018 ne sono state vendute oltre 7 mila unità in ambito manifatturiero (dati ABI Research) per supportare il lavoro degli operai, ma il potenziale di richiesta del mercato sarebbe di 60 mila unità per tutte le tipologie di esoscheletro.

Con un tasso di crescita previsto di oltre il 50% dal 2019 al 2024. Una domanda che, guardando all’età media in aumento della popolazione e dei lavoratori nei Paesi industrializzati, potrebbe crescere ancora. Dal 1965, quando fu prodotto il primo esoscheletro per utilizzo in ambito militare, a oggi, gli esoscheletri si stanno diffondendo in modo sempre più ampio nel mondo della fabbrica, supportando l’operatore e migliorando la qualità del lavoro.

Le prime applicazioni di esoscheletri in ambito industriale risalgono a pochi anni fa, al 2014. Ma come spesso avviene per molte nuove tecnologie una volta compiuti i primi passi poi si mettono a correre.

E, nel mercato, in questo caso nel mondo della manifattura, della produzione, delle fabbriche, le realtà più dinamiche e reattive colgono le novità e il cambiamento subito o in tempi rapidi. Le altre aziende, meno reattive, meno veloci (o con meno disponibilità finanziarie per fare investimenti), ci mettono di più a seguire il cambiamento. Ma le potenzialità di sviluppo degli esoscheletri sono molto forti, in fabbrica, ma non solo, più in generale sui luoghi di lavoro dove l’attività fisica, faticosa, ripetitiva, continua, può essere aiutata e alleviata dalla mano della tecnologia.

Anche se una parte del lavoro nelle fabbriche viene automatizzato, l’apporto dell’uomo resta fondamentale e rimane al centro di numerose operazioni, sia a valore aggiunto, sia ripetitive ma che richiedono un alto livello di precisione: basti pensare che svolgendo alcune mansioni, ad esempio, un operaio solleva il braccio 4.600 volte al giorno, quasi un milione di volte l’anno.

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