Nell’anno appena iniziato, l’implementazione di una strategia nazionale sull’intelligenza artificiale dovrà essere considerata una priorità dal Governo italiano. L’IA può rappresentare, per l’Italia, tanto un’occasione di rivalsa economica e sociale quanto una forza erosiva rapida e micidiale, capace di relegare il nostro Paese in una posizione periferica e rapidamente obsolescente. Vediamo cosa è stato fatto nel corso del 2019 e quali passi ancora bisogna compiere, considerando anche il contesto europeo.

Il 2019 è stato l’anno della “consacrazione” per l’intelligenza artificiale, divenuta argomento sui tavoli dei “potenti” da Davos al G7, elemento cardine delle strategie industriali dei paesi più avanzati, oggetto di attenzione quasi morbosa sulle reti sociali, strumento di esercizio del potere commerciale privato nei paesi democratici, nonché di quello pubblico nei regimi totalitari. Un anno in cui abbiamo imparato termini come “capitalismo della sorveglianza” e “sistemi di credito sociale”. È stato anche l’anno della presa di coscienza del ruolo che l’Europa può assumere nel promuovere un uso responsabile e sostenibile dell’IA, sia nel comparto industriale che nelle relazioni sociali. Un anno in cui la Commissione europea si è ingegnata nel coordinare gli sforzi degli Stati Membri attraverso un Piano Coordinato per l’IA, e ha – attraverso il lavoro di un apposito gruppo di esperti di alto livello – prodotto Linee Guida etiche per un’IA affidabile, che hanno poi trovato adeguata eco anche nelle proposte globali dell’OCSE e nei primi passi del nascente Partenariato globale sull’IA.

Il 2020 sarà molto diverso. Arriverà, annunciato dalla nuova presidente Ursula Von der Leyen, la prima iniziativa legislativa della Commissione europea sulle conseguenze etiche e umane dell’IA, anticipata probabilmente da una Comunicazione attesa per il 19 febbraio. Si inizierà, dunque, a parlare di regole concrete. Allo stesso tempo, la doppia sfida lanciata dalla Von der Leyen, all’insegna della transizione verde e della trasformazione digitale, mostrerà tutte le sue difficoltà, ma anche le possibili sinergie: di certo, non vi è soluzione al Green New Deal (il nuovo, ambizioso piano ambientale della Commissione teso a fare dell’Europa il primo continente carbon-neutral entro il 2050) senza un utilizzo massiccio delle nuove tecnologie, in particolare il connubio tra IA e Internet delle Cose. La nuova Commissione lo ha capito, e ha fatto propria la sfida.

Allo stesso tempo, le nuove tecnologie digitali vanno utilizzate con raziocinio, se non si vuole che la cura sia peggiore della malattia. L’IA e le tecnologie ad essa collegate possono generare, se non adeguatamente regolate, maggiore disuguaglianza tra cittadini, tra imprese, tra regioni e tra paesi; costi ambientali anche notevolissimi, spesso non correttamente “internalizzati” dalle imprese che li generano; un graduale spostamento di risorse dal lavoro al capitale, con conseguenze molto significative per il mondo del lavoro; un’alterazione del processo democratico e della fiducia degli utenti attraverso nuove forme di emulazione e contraffazione, che arrivano persino a riprodurre le fattezze e la voce di personaggi pubblici (attraverso i c.d. deepfake).

Scopriremo, nel 2020, che l’IA non è né un fenomeno passeggero, né un dono dei Re Magi. È una famiglia di tecniche di straordinaria e crescente potenzialità, che deve essere gestita, anche se non con paura, quanto meno con cura. Ma vi è di più: in virtù del suo impatto pervasivo, l’IA è una sfida che non ammette mezze misure. Soprattutto nel nostro Paese, ricco di cultura e tradizione, fragile nelle infrastrutture e nel territorio e potenza industriale avanzata seppur in declino di produttività, l’IA costituisce una sfida da affrontare a viso aperto: adattarsi, o morire.

I Paesi che sapranno interpretare in modo più sostenibile la transizione verso l’era dell’IA, ad esempio nel comparto Industria 4.0 ma anche nella modernizzazione e digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, nell’ottimizzazione dei trasporti e delle infrastrutture, nell’ammodernamento del sistema di istruzione pubblica e privata, si avvantaggeranno rapidamente e inesorabilmente rispetto agli altri. I paesi che affronteranno questa transizione, e l’umanesimo digitale che la accompagnerà, ponendo enfasi sulla IA come strumento di sostenibilità economica, sociale e ambientale, se ne gioveranno anche in termini di export delle soluzioni tecnologiche più utili e innovative

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