Da ormai due decenni le politiche sull’innovazione nel nostro Paese sono incentrate sul favorire l’adozione delle ICT e sul ridurre il gap di competitività che l’avvento di Internet e delle tecnologie digitali hanno prodotto tra il nostro Paese e altre economie avanzate. Ma le evidenze ci dicono che questo non basta a far decollare la digital transformation: serve una sterzata strategica nelle politiche di innovazione, in grado di ridare slancio alla produttività italiana a partire dal rafforzamento delle competenze digitali.

I tassi di adozione tra le nostre imprese di alcune tecnologie quali sistemi ERP e la diffusione di infrastruttura (la banda larga ad esempio) non si discostano significativamente dai dati registrati per altri Paesi come Francia e Germania. Eppure il nostro Paese detiene il poco invidiabile record in Europa di avere mantenuto la sua produttività del lavoro costante negli ultimi 25 anni nonostante la maggiore disponibilità e diffusione di tecnologie digitali.

Come diversi studi hanno messo in luce (tra cui la recente analisi di Schivardi e Schmitz riassunta su La Voce), a spiegare l’assenza di un effetto degli investimenti tecnologici sulla produttività contribuisce la bassa qualità delle pratiche manageriali (dovuta alla presenza di imprese a conduzione familiare forte, con limitato contributo di manager esterni), fattore che spiega il perché molte delle imprese abbiano contribuito a informatizzare in modo limitato le proprie operations interne ed esterne.

Le nostre ricerche recenti hanno provato a ricostruire in modo più approfondito i legami tra la mancata disponibilità di competenze e pratiche manageriali e crescita della produttività prendendo in esame dati raccolti da Istat su produttività e investimenti in sistemi informativi a livello settoriale. Queste analisi individuano alcuni “sintomi” del malessere italiano che sono stati finora oggetto di una limita attenzione.

Nello specifico, dati Istat relativi a circa 1 milione di imprese e 231 settori industriali (considerati alla terza cifra dei settori Ateco) evidenziano come tra 2008 e 2016, gli investimenti nelle ICT abbiano portato a un contributo di aumento della produttività del lavoro molto limitato ed essenzialmente riconducibile alla riduzione di input di lavoro. In altre parole, gli investimenti in sistemi informativi hanno favorito l’automazione delle attività amministrative e di elaborazione dell’informazione. Si tratta di un risultato che rispecchia investimenti con modesto livello di novità tecnologica, finalizzati all’automazione, che riportano ad una visione dell’IT propria degli anni Novanta.

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