Future of making, efficientamento dei processi produttivi, riduzione dei costi, additive manufacturing e design generativo. Sono le parole d’ordine della nuova era della manifattura, che affronta le nuove sfide con un approccio radicalmente diverso: non più la produzione sempre più rapida dei pezzi, ma una visione olistica che guidi il cliente in tutte le fasi di realizzazione. È questo il trend più dirompente che emerge nettamente confrontandosi con imprese italiane dalla forte vocazione innovativa che stanno ottenendo risultati commendevoli nei loro comparti.

«Ogni anno si investono due trilioni di dollari in ricerca e sviluppo – ci spiega Francesco Fiorese, partner a Simon-Kucher & Partners – su scala globale e le aziende che spendono variano nel corso del tempo: oggi siamo in una fase di crescita degli investimenti in R&D. Non solo: cambia anche la tipologia di imprese pronte a mettere mano al portafoglio, comprese quelle impegnate nel future of making che, di conseguenza, sono attive nel prodotto e non solo nei servizi. Ciononostante, il 72% dei nuovi prodotti non raggiunge gli obiettivi di profitto che l’azienda si propone. È una cifra enorme, perché vuole dire che solo in un caso su quattro si ottengono i risultati attesi. Dalla nostra esperienza abbiamo potuto vedere che esistono quattro tipologie di insuccesso e che ci sono nove modi per evitare questo scenario».

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