L’Italia è in prima linea nella sfida per arrivare alla fusione nucleare, l’energia dall’atomo “pulita”, quella che, per intenderci, alimenta la fornace del Sole e delle stelle. Eni ed ENEA hanno dato vita ad un’alleanza strategica con un progetto da 600 milioni di euro per sviluppare la fusione nucleare, da cui potrà derivare “l’energia del futuro, sostenibile, sicura e inesauribile”.

La fusione è un’alternativa alla fissione nucleare, con cui non va confusa, impiegata oggi nelle centrali nucleari che ottengono energia dal decadimento di alcuni atomi. La fusione nucleare non produce scorie radioattive che durano millenni come nel caso della fissione ma, come scarto di reazione, produce atomi di elio. Per poter fondere gli atomi di idrogeno tuttavia è necessario raggiungere temperature che si incontrano soltanto nel nucleo delle stelle e del nostro sole. Là, a condizioni di gravità e temperatura straordinarie, gli atomi si fondono e liberano immense quantità di energia.

Gli scienziati hanno sviluppato negli anni sistemi che, grazie a correnti elettriche molto potenti, sono in grado di riscaldare fino a milioni di gradi gli isotopi dell’idrogeno. A quelle temperature, l’idrogeno perde gli elettroni e forma un plasma di ioni, liberando energia che può essere imbrigliata per esempio per produrre elettricità. Questo può avvenire soltanto dentro a reattori speciali a forma di ciambella, detti tokamak.

Oggetto dell’accordo è un grande polo scientifico-tecnologico sulla fusione DTT (Divertor Tokamak Test), che verrà realizzato nel Centro Ricerche ENEA di Frascati dalla società DTT Scarl, di cui Eni avrà il 25%, ENEA il 74% ed il Consorzio CREATE, che riunisce alcune università del sud e collabora con diversi poli universitari in tutta Italia, l’1%.

L’intesa è stata firmata il 29 gennaio presso il Centro Ricerche ENEA di Frascati dal presidente di ENEA Federico Testa e dall’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, del ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi, del ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti; frutto di un percorso cominciato due anni prima. Difatti a luglio 2018 veniva siglato, tra Eni ed ENEA un Protocollo d’Intesa per individuare aree di comune interesse per lo sviluppo congiunto di soluzioni tecnologiche innovative. Farà seguito, nel maggio 2019, un nuovo protocollo d’intesa come apripista per la collaborazione nella ricerca sulla fusione a confinamento magnetico, attraverso la costituzione di un’apposita società con il fine di realizzare e condurre il progetto DTT, il polo scientifico-tecnologico in realizzazione presso il centro ENEA di Frascati.

Il progetto conferma quindi la leadership italiana nel campo della fusione nucleare e rappresenta un riconoscimento della ricerca scientifica e dell’industria nazionale. Il progetto DTT fornirà risposte scientifiche e tecnologiche ad alcuni aspetti del processo di fusione, come ad esempio la gestione di temperature elevatissime e materiali da utilizzare, e si propone come supporto infrastrutturale di test per le più avanzate soluzioni tecnologiche che verranno messe in atto nei grandi progetti internazionali sulla fusione, verso il 2025, quando è attesa la partenza di Iter, il progetto mondiale sulla fusione, e Demo, il reattore che dopo il 2050 dovrà produrre energia elettrica da fusione.

Il DTT verrà realizzato in 7 anni e vedrà la partecipazione di: Unione europea, consorzio Create, BEI (con un finanziamento record di 250 milioni di euro garantiti dal Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici FEIS, pilastro del Piano Juncker), Consorzio europeo EUROfusion (con 60 milioni a valere sui fondi Horizon 2020), Ministero dello Sviluppo Economico e dell’Università e Ricerca (con 80 milioni di euro circa), Regione Lazio (con 25 milioni più le spese per la connessione alla rete elettrica nazionale), altri 30 milioni da partner internazionali e altri 30 milioni dall’Enea. A questi si aggiungono 130 milioni di costi operativi che portano ai 600 milioni complessivi.

Le ricadute del progetto sul Pil nazionale, spiega l’Eni in una nota, sono stimate in circa 2 miliardi, di cui 1 miliardo in commesse per 40 aziende italiane, con la creazione di 1.500 nuovi posti di lavoro, dei quali 500 diretti tra scienziati e tecnici. I lavori per realizzare il polo di ricerca a Frascati sono sostanzialmente iniziati, con lo smantellamento dell’FTU, il Frascati tokamak upgrade, macchina usata nelle precedenti fasi di ricerca sulla fusione.