Ogni azienda, ogni fabbrica, per stare al passo con i tempi e con l’innovazione tecnologica, deve cambiare la sua cultura del lavoro, la sua organizzazione, spesso anche il modello di business. È sempre più essenziale fare un salto di qualità, verso il futuro, perché l’alternativa è farsi superare dalla concorrenza e dalle nuove tecnologie. E, per fare tutto ciò, occorre visione strategica, capacità di trasformazione, bisogna superare la difesa delle rendite di posizione e la paura del cambiamento, che sono spesso una costante italiana.

Lo spiega bene Marco Bentivogli, segretario generale Fim- Cisl (la Federazione italiana dei metalmeccanici), nel suo libro Fabbrica futuro scritto insieme a Diodato Pirone, giornalista del Messaggero, per le edizioni Egea – Bocconi, pubblicato a qualche mese di distanza dal suo precedente ‘Contrordine compagni’. Fabbrica futuro è un libro-inchiesta che racconta come si lavora lungo le linee di montaggio di una grande fabbrica, e come FCA si è trasformata nel corso della gestione di Sergio Marchionne. Ma descrive un cambiamento in atto, e sempre più irrinunciabile, che coinvolge molte altre imprese, aziende, realtà produttive e manifatturiere.

Le spinte innovative arrivano innanzitutto lungo due direttrici: il confronto con le nuove tecnologie e i nuovi modelli di business e del lavoro, che a operai, tecnici e addetti vari impongono non solo attività manuale ma anche un maggiore ingaggio cognitivo rispetto al passato. In sostanza, sia pure in modo graduale, nelle fabbriche innovative agli operai non viene più chiesto di lavorare solo con le mani ma anche – soprattutto – con la mente. In alcune aziende (come in FCA), ad esempio, si chiedono proposte e nuove idee da applicare alle squadre di operai e tecnici. E ne arrivano moltissime. Alcune semplici e altre molto complesse. Tutte però vengono fatte seguendo un metodo ad hoc, una sorta di piccolo progetto con tanto di calcolo dei costi.

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