Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2020, diminuirà il numero di partite IVA che potranno usufruire del regime forfettario. Il regime agevolato consentiva agli operatori economici di ridotte dimensione di godere di agevolazioni fiscali e contabili: previsto per le persone fisiche titolari di redditi di impresa o di lavoro autonomo che rispettano i limiti quantitativi previsti dalla normativa, rappresenta ormai il regime “naturale” adottato dai contribuenti che intraprendono una nuova attività professionale o di impresa. Vediamo che cosa cambia e quali sono i requisiti per accedere a questo regime.

La legge di bilancio che ha inaugurato il nuovo decennio si muove in senso opposto rispetto alla precedente, rimuovendo la possibilità di accesso all’agevolazione cosiddetta “flat tax” per i contribuenti con ricavi compresi tra i 65.001 euro e i 100.000 euro. Questa non rappresenta però l’unica modifica apportata dalla nuova finanziaria ai commi 54 e 89 dell’art 1 della legge n. 190 del 2014 con i quali è stato introdotto il regime forfettario. Ad opera di quest’ultima sono stati infatti reintrodotti due vincoli/limiti ostativi che erano stati rimossi dalla precedente legge di stabilità:

  • Limite redditi extra partita IVA non superiori a 30.000 euro (misura introdotta per evitare fenomeni elusivi)
  • Spese per collaboratori e dipendenti non eccedenti l’importo di 20.000 euro

Con le nuove modifiche apportate dalla legge n.160 del 2019, la cd legge di bilancio 2020, molti contribuenti si chiederanno quindi se quest’anno potranno ancora aderire al regime forfettario. Il dubbio è legittimo dato che in base alla relazione tecnica sul provvedimento 300.000 dei beneficiari del 2019 quest’anno non potranno usufruire dell’adozione di tale regime.

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