Positive le misure in Manovra 2020 per stimolare il digitale ma attenzione: innovare non vuol dire soltanto digitalizzare. Ne abbiamo parlato con Adriano La Vopa, fondatore di SmartAngle, esperto di innovation management, processi aziendali e open innovation. A margine delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio per le imprese che innovano, sono emersi una serie di spunti critici.

«Innovare non è comprare un nuovo Crm (software di gestione clienti), introdurre nuovi applicativi, automatizzare il reparto produttivo con industry 4.0. Innovare è una forma mentale, che deve partire dall’imprenditore, o dal consiglio di amministrazione, e distribuire a cascata su tutti i livelli gerarchici dell’azienda».

«Spesso le aziende non riescono a innovare perché non sanno valutare i trend, vedere le opportunità, determinati cambi di scenari». Invece innovare significa proprio «saper cogliere l’opportunità di collaborare con altre aziende, con i fornitori, condividere risorse, essere open, valutare in tempi stretti».

Nella manovra, prosegue La Vopa, «vedo tanto digitale, e questo mi fa piacere», ma non basta. In Italia ci sono moltissime PMI, che devono soprattutto saper cogliere il cambiamento da una parte individuando i settori di sviluppo, dall’altro agganciare un trend che vede la disintermediazione con le filiere che si trasformano in ecosistemi».

«Un’evoluzione rispetto al tradizionale concetto dei distretti, che devono diventare sempre più glocal. Il distretto deve essere locale, ma capace di giocare a livello globale. Deve evolvere in ecosistema, quindi collaborare, non necessariamente con l’azienda che ho a 100 metri, ma con un ecosistema molto più ampio».

L’ecosistema ha il vantaggio che «se togli un anello della catena, questa si riadatta, e trova delle alternative. Se viene disintermediato un fornitore, l’ecosistema si rigenera, trova nuovi metodi, nuove tecnologie. Detto in parole semplici, «bisogna fare sistema».

Cercando anche di interpretare correttamente i nuovi paradigmi.

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