Del crollo della manifattura italiana, il primo dopo cinque anni di crescita, hanno parlato tutti sulla stampa mainstream. Con un dicembre pessimo (-4,3% tendenziale) il 2019 si è chiuso in calo dell’1,3% anno su anno per la produzione industriale domestica. Un crollo che tuttavia si inserisce in quello più generale dell’Eurozona e che è sicuramente trainato da dinamiche globali. Resta da capire dove ci porterà e se si può arginare in qualche misura

«Non vedo una Caporetto della manifattura, ma una difficoltà del fare impresa per le pmi. E la cifra dell’Italia resterà la manifattura, anche se cambierà volto e sarà meno labour intensive e con minore capacità di produrre valore aggiunto», dice a Industria Italiana Francesco Daveri, docente di Macroeconomics presso il programma Mba della Business School della Università Bocconi.

Tuttavia, il cambiamento di paradigma si sta compiendo ed è necessario, secondo Giovanni Miragliotta, condirettore dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano «una strategia industriale potente per individuare e incentivare le nuove industrie che sorgeranno e si imporranno nel futuro. L’Italia è sempre stata carente in tema di politica industriale ma ora affidarsi alla genialità delle singole imprese non basta più».

Prima di continuare a sentire le opinioni degli economisti, tuttavia, diamo uno sguardo ai numeri per capire cosa ci dicono.

2019: annus horribilis della manifattura italiana

Per la prima volta dal 2014, il 2019 si è chiuso con un calo complessivo della produzione industriale: -1,3% sul 2018 rispetto al +0,6% registrato l’anno prima. Il calo è più ampio rispetto a quello del 2013.  La partenza dell’anno non era stata così male: nel primo trimestre il dato aveva registrato un aumento, mentre nei successivi si sono avute continue flessioni, con un calo più marcato negli ultimi tre mesi dell’anno. Dicembre è stato il mese peggiore: in calo del 2,7% su novembre e del 4,3% rispetto all’anno prima. Nel complesso del quarto trimestre il livello della produzione registra una flessione dell’1,4% rispetto ai tre mesi precedenti.

La dinamica tendenziale dell’indice corretto per gli effetti di calendario è stata negativa per quasi tutti i mesi del 2019. I settori che hanno sofferto di più sono le industrie (-10,4%), la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-9,3%) e la fabbricazione di macchinari e attrezzature (-7,7%). Male anche i beni intermedi (-6,6%), l’energia (-6,0%) e i beni strumentali (-4,7%); un decremento più contenuto si osserva invece per i beni di consumo (-0,8%).

I soli settori di attività economica che registrano incrementi tendenziali sono la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica (+5,3%), l’industria alimentare, bevande e tabacco (+2,9%). Ed è stata una vera débâcle per l’automotive in crollo, nell’anno, del 13,9% (-8,6% solo a dicembre): si tratta del ribasso più forte dal 2012.

[continua a leggere]