Allacciate le cinture a bordo. L’intelligenza artificiale, applicata al mondo delle aziende e della produzione, è pronta a decollare.

Il mercato italiano dell’artificial intelligence (AI) cresce ma è ancora agli albori: la spesa per lo sviluppo di progetti e applicazioni ha raggiunto un valore di 200 milioni di euro nel 2019: una cifra che rappresenta solo l’inizio di un percorso, essendo il potenziale dell’AI ancora largamente inesplorato da parte delle imprese. Ma qualcosa, o molto nelle realtà più dinamiche e innovative, si muove.

Con questi 200 milioni del giro d’affari così suddivisi: il 78% commissionato da imprese italiane, e il 22% come export di progetti, prodotti e servizi, segno della considerazione da parte delle imprese estere nelle capacità dei fornitori italiani.

Il 2019 è stato un anno importante per l’Artificial Intelligence in Italia: “Da un lato c’è stato l’aumento di consapevolezza da parte delle aziende, che ha portato alla concretizzazione di molte progettualità, seppure ancora in modo sporadico”, sottolinea Massimo Craglia, Senior expert del Centro comune di ricerca presso la Commissione europea; “dall’altro, con la pubblicazione a luglio 2019 della Strategia Nazionale per l’intelligenza artificiale. Da questo documento si produrrà nei prossimi mesi il Piano Italiano per l’AI, dal quale ci si aspetta l’attivazione di investimenti pubblici per circa un miliardo di euro entro il 2025, dedicati allo sviluppo delle tecnologie e delle applicazioni di AI”.

Guardando più nel dettaglio allo scenario italiano, le iniziative di intelligent data processing costituiscono la principale tipologia di progetti di artificial intelligence, raccogliendo il 33% della spesa complessiva. Seguono i progetti di natural language processing e di sviluppo di chatbot e assistenti virtuali che, considerati assieme, rappresentano il 28% del mercato.

È il quadro che emerge dal nuovo Report dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, con il quale sono state analizzate oltre 2 mila Start-up e mille progetti a livello internazionale, ed è stata realizzata un’indagine che ha coinvolto 205 medie e grandi imprese italiane.

Dall’analisi sono emersi quattro settori che, più di altri, mostrano la volontà di cogliere le opportunità offerte dall’artificial intelligence: bancario e finanziario (per il 25% del totale), manifatturiero (13%), Utility (13%) e assicurativo (12%).

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