Lo smart working ha vantaggi spesso sottovalutati dai professionisti che vi ricorrono. Non solo è in grado di massimizzare gli investimenti pregressi, ma perché risultato di un percorso di maturazione del modello organizzativo e di business dello studio professionale.

Di seguito analizziamo i vantaggi della sua adozione e i fattori che al contrario la rallentano.

Erroneamente identificato con il lavoro in mobilità, che ne è parziale attuazione, lo smart working rappresenta sempre più un nuovo modo di lavorare, di gestire le relazioni, di organizzare lo studio, proiettandolo anche in un ambito sociale.

Se il ‘salto’ da compiere non fosse soprattutto di natura culturale, lo smart working avrebbe tassi di diffusione molto più elevati. La sua piena applicazione impatta, infatti, significativamente sull’efficacia lavorativa, sulla produttività e sul grado di autonomia del personale.

‘Smaterializzare’ gli individui, consentendo loro di lavorare ovunque e a qualsiasi ora, individuare spazi e strumenti, anche all’interno dello studio, adeguati alle situazioni – riunioni, brainstorming con i colleghi, necessità di isolarsi per essere più concentrati – significa rivedere alcuni paradigmi tradizionali del concetto di lavoro e del luogo in cui esercitarlo, condividere con il personale le esigenze di conciliazione tra famiglia e professione, alimentando un dialogo non più tra datore di lavoro e dipendente/collaboratore ma tra soggetti che, nel rispetto dei rispettivi ruoli, sono consapevoli di partecipare al raggiungimento di obiettivi comuni. La fiducia tra le parti diventa, quindi, un mattone importante con cui realizzare una nuova idea di studio.

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