La proposta è stata formulata: il Ministero dello Sviluppo Economico ha messo nero su bianco il testo della norma che prevede la proroga al 31/12/2022 e il rafforzamento del Piano Transizione 4.0 (ex Impresa 4.0, ex Industria 4.0). Si tratta – dicevamo – di una proposta di modifica che, come viene specificato nelle note della bozza, troverà spazio “solo nel caso in cui si voglia fare lo scostamento di bilancio anche per il 2021”. Questo perché il decreto in fase di approvazione – l’ex decreto aprile ora rinominato Decreto Rilancio – ha il compito di mettere in campo gli ormai famosi 55 miliardi di risorse per rinnovare ammortizzatori sociali e altre misure a supporto del lavoro e dell’impresa, ma con impatto già sul 2020, anno per il quale il Piano Transizione 4.0 è stato già finanziato nell’ultima legge di bilancio. Gli effetti delle modifiche, quindi, si rifletterebbero sul futuro e non è detto che ci sia la volontà politica di ipotecare sin d’ora uno stanziamento a valere sui prossimi anni.

Il “valore” del pacchetto di stimolo per l’acquisto dei beni strumentali è stimato in 11,3 miliardi nel periodo 2022-2027 a supporto di investimenti pari a 53,4 miliardi di euro. Il pacchetto di supporto alle attività di Ricerca Sviluppo e Innovazione genererebbe un credito di imposta annuale di circa 893,4 milioni di euro, con un maggior corso, rispetto a quello attuale, di circa 2,6 miliardi. La proroga del credito d’imposta per la formazione 4.0 varrebbe invece 150 milioni annui, quindi 300 milioni in tutto oltre ai 150 già stanziati per il 2020.

Complessivamente si tratta quindi di un pacchetto da oltre 14 miliardi in cinque anni.

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