La tendenza al ribasso di prodotti e materie prima ha subito un calo di arresto e gli operatori si aspettano un timido rialzo dei prezzi per la fine di luglio, in particolare su tre prodotti: coils a caldo, rottame ferroso e tondo per cemento armato.

«I prezzi nazionali dei coils a caldo hanno prima perso il 15,5% rispetto al top raggiunto nel primo trimestre dell’anno», ha dichiarato ha detto Achille Fornasini, Partner & Chief Analyst di Siderweb. «Ora la curva sta girando verso l’alto, ma non ha ancora intercettato gli aumenti europei. Mi aspetto una crescita moderata. C’è una domanda straordinaria di trasporto per carichi secchi: cereali, ma soprattutto iron ore e coke metallurgico, trainata dalla rotta Australia-Cina. Non c’è speculazione finanziaria in tutto questo, è un segnale positivo».

Rimangono le perplessità sul sistema di Salvaguardia appena approvato, un meccanismo di quote di importazione di prodotti siderurgici introdotto dall’Ue per scongiurare il rischio di dumping e di pratiche commerciali sleali. Secondo Luigi Cazzulin, amministratore delegato di Pipex Italia, realtà che opera nel settore dei tubi senza saldatura: «La Commissione Ue ha fatto un errore a non modificare la Salvaguardia. Non puoi mantenere lo status quo con un mercato che cala del 50%. Come European Steel Tube Association (Esta), di cui sono presidente, proporremo di usare due strumenti per difendere le industrie europee: il primo è Olaf, un sistema anti contraffazione che permette di evitare le frodi sulla qualità del materiale importato. Con il secondo strumento, da implementare, vogliamo proporre una certificazione per i materiali in entrata che attesti che il produttore estero applica i medesimi standard ambientali europei».

Preoccupa infine la situazione del reparto energetico, che potrebbe pesare sui conti delle aziende. A tal proposito Giovanni Barone, responsabile del Servizio Studi di Ubi Banca, ha sottolineato come sia fondamentale «ridurre sia il disavanzo della bilancia energetica nazionale, sia i rischi di lungo termine di potenziali shock sui prezzi delle materie prime energetiche. Nonostante la discesa corsi petroliferi l’Italia ha oltre 2 miliardi di euro al mese di deficit. Nelle situazioni peggiori siamo arrivati a un deficit di 6 miliardi. Si ripensi la politica energetica per non sottrarre punti di Pil e non far pagare alle aziende un conto troppo caro».

Rimane ottimista Luigi Rapullino, amministratore delegato del Gruppo Rapullino e Sideralba, produttore di tubi: «Nonostante il mese di fermo a causa del lockdown, a maggio abbiamo avuto una leggera ripresa e a giugno abbiamo iniziato a correre verso i numeri pre-Covid. Il nostro ruolo di imprenditori ci impone di essere ottimisti, veniamo da anni buoni che ci danno comunque sicurezza. Il problema resta il mese di fatturato perso, che peserà per un 15% sul bilancio finale. Un calo che il nostro gruppo potrebbe vedere, a fine anno, compensato in toto o in parte dalla crescita produttiva dei nostri asset in Tunisia».