Nella partita per il Recovery Fund europeo, l’Italia è il Paese che più rischia di perdere. Non solo a causa degli ingenti danni economici a seguito della pandemia, ma anche per la sua difficoltà ad essere un paese ai primi posti per l’innovazione.

Le recenti misure approntate dal Governo (che dovrebbero essere ulteriormente potenziate, stando alle ultime dichiarazioni) mostrano che più che mai l’Italia necessita di una strategia digitale che coinvolga sia il settore pubblico sia quello privato. Non è ancora chiaro, però, come il governo intenda muoversi. Inoltre, la partita per il pacchetto di risorse è ancora tutta da giocare e il gruppo dei paesi “frugali” (spalleggiati da Visegrad) potrebbe mettersi di traverso e far slittare ulteriormente l’approvazione del piano. L’Italia paga la debolezza politica esterna e le divisioni interne.

Emblematico della mancanza di una direzione ben precisa è il fatto che l’Italia è l’unico Paese che non ha presentato ancora il programma nazionale di riforme per il 2020. Al suo interno dovrebbero essere contenute le linee strategiche governative per l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund. È l’ennesimo treno che l’Italia rischia di perdere, ma stavolta siamo di fronte all’opportunità di sfruttare parte dei fondi in arrivo da Recovery Fund, documento programmatico del Semestre Europeo e piano nazionale di riforme per potenziare la strategia tecnologica e recuperare il gap con i nostri competitor internazionali.

L’Italia nel piano elaborato dalla Commissione dovrebbe ricevere una quota superiore agli altri Paesi ossia 172 miliardi di euro su 750 stanziati (di cui 500 a fondo perduto e 250 sotto forma di prestito). La struttura del fondo si articola in diversi strumenti che dovranno seguire alcuni obiettivi fondamentali stabiliti dalla Commissione stessa e verranno inseriti anche nel nuovo Bilancio dell’Unione. Nella Comunicazione 456 del 27 maggio vengono indicate le linee strategiche di intervento dove spiccano il Green Deal e il potenziamento del mercato digitale.

In particolare, nella parte dedicata agli investimenti sostenibili, spicca il raddoppiamento della finestra “Infrastrutture sostenibili” del programma InvestEU, dove l’obiettivo è portare almeno al doppio il tasso annuo di ristrutturazione del parco immobiliare esistente. Ulteriori risorse saranno dedicate allo sbloccare gli investimenti nelle tecnologie pulite e nelle catene del valore tramite un aumento del finanziamento già previsto per Orizzonte Europa. Gli investimenti strategici verranno indirizzati verso quelle tecnologie “fondamentali per la transizione verso l’energia pulita, come le tecnologie per le energie rinnovabili e lo stoccaggio di energia, l’idrogeno pulito, le batterie, la cattura e lo stoccaggio del carbonio e le infrastrutture energetiche sostenibili”.

Incrementa anche il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale di 15 miliardi di euro vincolato alla realizzazione del piano Farm to Fork che guarda sia alla sostenibilità sia all’accessibilità economica al cibo. Infine, si prevede il potenziamento del Fondo per la transizione energetica con un importo supplementare di 32,5 miliardi di EUR. Lo scopo è quello di aiutare le PMI a creare nuovo valore grazie ad investimenti nelle energie pulite.

Per quanto riguarda invece la strategia digitale vengono presentati quattro pilastri fondamentali:

  1. Investire nella connettività. Il 5G ha priorità assoluta negli investimenti per il mercato unico digitale insieme all’estensione della banda larga indispensabile per il potenziamento dei servizi e della competitività economica dell’Europa;
  2. Maggior presenza industriale e tecnologica nei comparti strategici legati al digitale. La Commissione intende aumentare la capacità interna di produzione tecnologica. Gli investimenti saranno destinati ad alcuni settori ritenuti fondamentali per la ripresa economica: intelligenza artificiale, cybersecurity, infrastruttura dati e cloud, reti 5G e 6G, supercomputer e blockchain;
  3. Costruire un’economia basata su dati reali volano per l’innovazione e la creazione di posti di lavoro. Dovrebbe essere funzionale al rafforzamento dei settori chiave per la quale è necessaria una regolamentazione armonizzata che definisca la governance europea dei dati;
  4. Limitare il monopolio dei giganti digitali, garantendo un mercato più equo, e semplificare l’amministrazione pubblica. A tal fine dovrebbe essere implementata una nuova legislazione sui servizi digitali, aumentato il ricorso agli appalti pubblici elettronici e ridotto il carico amministrativo per le imprese, in particolare le PMI.

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