Tutto avviene attraverso la comunicazione: è infatti spesso l’obiettivo su cui lavorare, sia a livello individuale che di team, per rimuovere gli ostacoli che impediscono o rallentano il raggiungimento dei risultati.

La buona comunicazione è fluida in quanto consente di chiarire in modo comprensibile a tutti dove vogliamo andare, in che modo, motivando con trasparenza lo scopo che c’è alla base dell’azione, riducendo al minimo le soste indesiderate o le battute d’arresto dovute a incomprensioni o a resistenze.

Comunicare in modo fluido significa rendere esplicito il futuro al fine di anticiparlo, proiettandolo e concretizzandolo nel presente.

È una comunicazione che si sofferma rapidamente a guardare indietro, giusto il tempo di comprendere cosa cambiare per procedere in maniera più leggera verso l’avanti. Cammina sulle punte e non sui talloni, direbbero gli esperti di camminata, il suo incedere è aggraziato ma al contempo deciso e scattante.

Non si culla nell’indecisione o nel nascondere le reali intenzioni, è limpida e cristallina perché non ha niente da nascondere. Se sbaglia riconosce gli errori cuore in mano, sicura del fatto che non voleva offendere e se ha recato danno lo ha fatto involontariamente.

Facile a dirsi; ma questo allineamento coerente tra intenti, modalità e finalità è raro e la sua mancanza genera confusione, rallentamento dei processi, complicazioni che potrebbero essere evitate, infine insoddisfazione e frustrazione.

Gli ostacoli possono essere di vario genere: fraintendimenti, spigolosità caratteriali che di fatto creano barriere sedimentate negli anni e perciò ritenute insormontabili, attitudini e abitudini difficili da scardinare, una competitività meschina che non comprende quanto la complessità del sistema in cui viviamo (dal latino complexus, che significa “abbraccio”) renda sempre più necessaria la collaborazione leale tra le persone, perché insieme si viaggia più speditamente verso il traguardo.

La comunicazione fluida è lo strumento ideale per “abbracciare” il sistema rendendolo più semplice: onora l’etimologia del termine (dal latino communicare, “mettere in comune”), mira all’essenziale e al potere del linguaggio che, se sapientemente usato, costruisce strade anche in mezzo alle foreste.

La coerenza della comunicazione riesce anche a legare le istanze dell’essere con la necessità del fare, rispetta le inclinazioni di ciascuno, fa uso moderato dell’urgenza e se lo fa lo motiva con un processo strategicamente orientato al risultato desiderato.

Sa dosare e mescolare rigore e premura, determinazione e accortezza, emozioni e razionalità.

È lucida e concentrata, attenta e rispettosa prima, durante e dopo la relazione comunicativa sia essa parlata che scritta. Sa quando cedere con gentilezza e quando incidere con risolutezza.

Ogni parola conta e ancora di più il silenzio, utile per comprendere bene le informazioni prima di diffonderle in modo frettoloso o errato. Il silenzio crea inoltre uno spazio prezioso per l’interlocutore: si deve rispettare e attendere il tempo dell’altro anziché prevaricarlo, interrompendo con la presunzione di conoscere cosa stava per comunicarci.

Se vogliamo avere un impatto comunicativo positivo sugli altri dobbiamo prima di tutto lavorare su  noi stessi per andare in profondità sulle nostre inclinazioni e motivazioni, con umiltà (dal latino humus, terra) che ci riporta alle radici e alla nostra autenticità.

L’umiltà è il contrario della superbia che, ritenendosi superiore a priori, crea una spirale di conoscenze grossolane e di superficialità. Essere umili significa avere la capacità di verificare quotidianamente la coerenza dei propri pensieri e azioni con il fine ultimo per cui sussistono, confrontandosi in modo schietto con i nostri colleghi o collaboratori, chiedendo e ascoltando in modo proattivo il loro parere, senza pretendere di avere l’unica soluzione valida.

Per esercitarsi in tal senso, può essere utile allenarsi con lo strumento del “feedforward”, un’evoluzione dell’ormai inflazionato feedback che ha mostrato i suoi limiti perché, se non usato nel modo corretto, viene spesso recepito come giudizio o critica, vanificando il suo intento formativo e costruttivo.

Il feedforward richiede un salto culturale nelle organizzazioni: serve a praticare apprendimento e allenamento continuo, in un clima di collaborazione che certamente va preparato.

Parte dalla richiesta del singolo che vuole focalizzarsi su una sua area di miglioramento perché si rende conto che è poco funzionale o limitante e quindi  chiede a un collega consigli o spunti per farlo.

Vietato parlare o recriminare sul passato, si parla solo del futuro e questo permette di accettare il suggerimento perché non intacca l’ego e la resistenza diffusa ad accettare le critiche: pochi vogliono di sentirsi dire cosa non hanno fatto bene in precedenza ma quasi tutti sono disposti, o per lo meno responsabilmente dovrebbero, a ricevere consigli su come agire meglio in futuro!

Incentivare l’utilizzo del feedforward può migliorare consistentemente la qualità della comunicazione nelle organizzazioni o nelle aziende: il risultato è un ambiente positivo e aperto, in cui c’è un clima di fiducia – che è terreno ideale per apprendere dall’altro, formandosi a vicenda – in cui ogni persona è proiettata verso la promessa in arrivo dal futuro, invece di rimuginare e continuare a parlare degli errori del passato.

Ogni giorno diventa quindi la pagina bianca su cui scrivere e progettare con creatività, sperimentando nuovi linguaggi e approcci,  con la consapevolezza che l’ieri non pregiudica il domani e che ogni giorno è valido per lavorare sulla fluidità e congruenza della comunicazione personale a beneficio dei propri obiettivi, che sono intrinsecamente connessi a quelli di coloro che ci circondano.

Ogni giorno abbiamo la possibilità di sperimentare semplicità, efficacia, leggerezza; un piccolo cambiamento nel nostro modo di comunicare può già essere sufficiente per ottenere risultati diversi e un maggior benessere.

Con un pizzico di ironia e con il sorriso possiamo rendere il tutto ancora più convincente, aiutandoci e aiutando gli altri a vedere soluzioni impensate a problemi complessi, a sperimentare la forza e il supporto della condivisione e compartecipazione trasparente e leale agli scopi: in sintesi, a contribuire allo sviluppo del nostro ecosistema!

 Articolo di Raffaella Iaselli postato su Leadership & Management